Home Articoli DAL GIORNALE DELLA PROVINCIA (2008) L'ECONOMIA DA STRUMENTO AD IDOLO
L'ECONOMIA DA STRUMENTO AD IDOLO PDF Stampa E-mail

“L’economia da strumento a idolo: una lettura francescana” è il titolo di un incontro che si è svolto ad Assisi e organizzato dalla Commissione Nazionale Francescana di Giustizia – Pace – Integrità del creato.

L’incontro era di tre giorni, ma in tre fmm (sr Rosario I., sr Carmen A. ed io) abbiamo partecipato soltanto il primo giorno. Due belle relazioni ci sono state presentate: una da un frate cappuccino (una lettura biblica e francescana dell’economia) una da un noto sindacalista, adesso deputato, Savino Pezzotta (sulla attuale situazione economica in Italia).

Non è facile sintetizzarle dato il linguaggio molto tecnico che è stato usato, ma ci proverò. Il tema dell’economia può essere presentato da diverse ottiche. Nella prima relazione, ci è stata presentata da un ottica storica e di strategia.

Nell’esperienza storico-biblica, l’economia da “idolo” diventa settore applicativo e verificativo dell’Alleanza. Partendo dal modello nomade, con Abele, fino alla socialità sedentarizzata ed una economia stabile, con Giosuè, e poi al fenomeno della diffusione idolatrica nel periodo dei Re d’Israele e Giuda e dei profeti, è stato messo in evidenza come l’idolatria si sviluppa con la tecnologia.
Più diventa forte la tecnologia, più nascono idoli, come il denaro, il potere, l’avere, lo strapotere sulla creazione.
Nell’Alleanza Dio obbliga tutti alla giustizia e il “riposo” è per combattere l’idolatria. Solo un’economia consolidata può dare luogo ad un’economia solidale. Occorre un sistema urbanistico che preveda la capacità di aiuto al nomade; uno Stato con sensibilità solidale che conceda di fare un’opera di solidarietà.

Nell’esperienza di Francesco d’Assisi e dei Francescani, l’economia è vissuta come relazione e servizio. Nel Francescanesimo ci sono due opzioni dell’economia: c’è un’economia strutturata, organizzata, e c’è un’economia di emergenza, lasciata alla Provvidenza. Queste due opzioni possono convivere. E’ stata messa in evidenza l’importanza che Francesco dava al lavoro.

Nel dialogo con le moderne economie, i Francescani sono chiamati a vivere la semplicità, l’umiltà lieta, la minorità relazionale. Una semplicità che deve dare ordine alla complessità e deve aiutare a passare dall’idolatria all’adorazione in spirito e verità. La seconda relazione ci ha presentato l’attuale realtà economica in Italia. La situazione non è facile. Non c’è nessuna “primavera”.

L’Italia è un paese che non cresce da 10 anni. E’ il Paese che cresce di meno in Europa. Aumenta il divario tra nord e sud. Dobbiamo sapere e ricordare che in economia non esistono leggi neutrali, ma dietro ci sono sempre una filosofia, una morale, una società. Nel pensiero moderno c’è una forte componente filosofica-sociale e c’è un’appropriazione di un individualismo proprietario che chiude le relazioni con gli altri.

Siamo comunità o individui che si trovano insieme? Da sempre l’uomo si occupa di economia, perché la natura umana cerca il suo benessere, cerca qualcosa in più, è insaziabile. L’economia parte dalla povertà (e non dalla ricchezza); nasce dall’esigenza di organizzare nel modo migliore le risorse che sono limitate; riguarda anche la distribuzione del lavoro e dei prodotti del lavoro (ricchezza). Oggi, però, l’uomo sta perdendo il senso del limite. Vuole sempre di più e, attraverso l’economia, pensa che non ci sia un limite e che le risorse siano infinite. Ma è solo la povertà assunta come limitatezza delle risorse che ci fa capire l’esistenza umana.

Il compito della scienza economica è quello di trovare soluzioni per garantire una vita dignitosa. Come si può scegliere? Occorre avere una scuola di pensiero per conoscere i processi evolutici e i cambiamenti che si stanno sviluppando. Ma c’è una velocizzazione che sta rendendo più difficile questa conoscenza. Bisogna individuare le piste di interventi micro e macro, soprattutto se l’interesse non è l’accumulazione, ma la persona. L’economia sta cambiando il mondo, anche dal punto di vista antropologico e ambientale. Ha cambiato il finanziamento che non si può fare più per tempi lunghi; ha cambiato l’organizzazione del lavoro nel suo complesso; ha cambiato la distribuzione produttiva, che è sempre più legata al territorio; non c’è più un’organizzazione standard del lavoro. E’ una conseguenza della rivoluzione industriale che ha causato e causa guerre.

L’economia è così pervasiva che muta la natura dell’uomo, modifica le persone, anche il linguaggio. La società italiana è in un periodo di profondo cambiamento. Le trasformazioni ci stanno portando al ritorno del settore primario, cioè l’agricoltura, importante per la nostra economia, soprattutto in un prossimo futuro. Non c’è un solo modo di fare economia, ma c’è anche un’economia solidale (es. il no-profit, l’economia di comunione, ecc.). Non si può fare buona economia in un tessuto sociale disgregato; occorre creare un tessuto sociale con elementi di coesione, di solidarietà, di compagnia. Una buona comprensione della situazione dell’Italia si può avere dalla relazione annuale fatta dal Governatore della Banca d’Italia. Si può trovare nel sito www.bancaditalia.it. Entrambi i relatori ci hanno detto che siamo all’inizio di una crisi economica con la “C” maiuscola. Come prepararci? 

                                                                      suor Angela Poma fmm

 
 
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