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francescoAl seguito di Francesco, Maria della passione contempla e vive la kenosi di Cristo.
Durante il tempo dell’anno in cui la liturgia ci chiama a rivivere l’incarnazione di Cristo, cioè il suo ingresso nel mistero di “kenosi “ (Fil. 2,6-11), come francescane missionarie di Maria, cerchiamo di chiarire il nostro cammino penetrando questo mistero così com’è vissuto da Maria della Passione alla luce di Francesco d’Assisi.



Certamente non troveremo negli scritti di Maria della Passione la parola kenosi, vocabolo recente nel linguaggio religioso, tuttavia indica un atteggiamento fondamentale che si trova espresso in diversi modi, come: spogliamento, povertà, umiltà, e soprattutto nella parola “annientamento”.
Un testo tra i molti che si possono trovare negli scritti di Maria della Passione, ci rivela la sua visione mistica della kenosi di Francesco, alla sequela del Verbo Incarnato: “Ho visto il Verbo, la conoscenza, la verità, l’amore che per se stesso sa che al di fuori del Padre, di lui stesso e dell’amore nulla esiste.
Lui vede il peccato che si oppone all’amore, e immediatamente, Amore perfetto, vuole e inizia il suo inspiegabile spogliamento…e questo sacrificio dell’amore che si spoglia, lo renderà perpetuo, fino alla fine del mondo. L’Eucaristia resta le nozze mistiche del Verbo spogliato con l’umanità. Vede Padre mio, San Francesco? Anche lui aveva visto questo sposalizo della verità dell’amore con l’umanità.

La verità dell’amore è lo spogliamento di tutto ciò che non è Dio e anche lui ha avuto come sposa dama povertà; per mezzo di lei, sposava Dio stesso, così come il Verbo sposava l’umanità attraverso lo spogliamento affinché l’umanità ridivenisse la sposa, l’unita a Dio. L’amore vero che spoglia non ha limiti: non viene per ricevere ma per donare”.  Questo testo ci mostra che la kenosi di Francesco e di Maria della Passione è innanzi tutto contemplazione: “Ho visto”, “vede?” “Anche lui aveva visto”.

La contemplazione dei misteri di Cristo è per l’uno come per l’altra la sorgente, il fondamento della vita di kenosi. Qual è la caratteristica di questa contemplazione? Secondo il nostro testo, non si fissa esclusiva mente sull’uno o l’altro mistero della vita di Cristo, anche se trova un luogo privilegiato alla mangiatoia, alla croce e all’Eucaristia, come lo indicano diversi scritti. E’ piuttosto una visione globale che abbraccia tutto il disegno dell’Amore Trinitario dall’Incarnazione all’Eucaristia per scoprirvi “lo sposalizio mistico del Verbo spogliato…della verità, dell’amore con l’umanità.”

Questo orientamento teologale fa della kenosi più che una virtù, una comunione: attraverso “lo spogliamento di tutto ciò che non è Dio”, dice il nostro testo, Francesco “sposava Dio stesso”. Questo è quello che esprime un altro brano degli scritti di Maria della Passione: “Noi così limitati, diveniamo in qualche modo senza limiti attraverso l’annientamento dell’egoismo perché Dio Amore - l’unione con lui, la sua luce - irradia la nostra anima e vi si riflette. Più diventiamo vuoti del nostro io egoista, più Lui è in noi”.

Il vuoto della kenosi, che attira in noi la vita divina, è un tema che ritorna frequentemente quando Maria della Passione si riferisce a Maria e Francesco: “Più di ogni altro, dopo Maria, Francesco sembra annientarsi nel volere dell’Amore e l’Amore, con il suo volere, abita e regna in lui. Persino esteriormente lui diventa un altro Cristo”.

Comunicando così all’infinito di Dio, la kenosi riceve il carattere assoluto, esplicito nella conclusione del testo studiato: “L’amore vero che spoglia, non ha limiti; non viene per ricevere, ma per donare”. Tuttavia, in Maria della Passione, la contemplazione della kenosi di Cristo e di Francesco non si ferma a livello di analisi intellettuale. Tutto il suo essere vibra penetrando la bellezza e la povertà alla quale Gesù la chiama: “ Il mio cuore ha sobbalzato di fronte a questo nome ‘mia povera piccola’ e con questo mio cuore che vibrava, mi è parso che vibrava anche quello del mio Padre Serafico; lui ancora meglio di me, capiva la bellezza dello spogliamento dell’amore”.

Tutta la vita di Maria della Passione s’impregna di quanto Dio le fa vedere nell’orazione.
Nell’orazione lei trova la forza di sopportare le agonie che la realtà crocifiggente di questa Kenosi le impone. Si nota, infatti, come i testi qui sopra citati siano del periodo delle grandi prove: 1883-84.
Nel monastro delle Clarisse nel 1860, la giovane Elena aveva scoperto le gioie della kenosi; nel 1882 lei ritrova Francesco, per immergersi con lui nell’abisso d’amore e sofferenza che la uniranno intimamente alla kenosi di Cristo e di sua Madre. Tuttavia, non è soltanto nel vuoto scavato in lei negli anni di dolore, ma è nella semplicità della vita quotidiana che Maria della Passione impara a vivere questo orientamento fondamentale della vita cristiana e ad insegnarlo alle sue consorelle.

In che cosa, dunque consiste concretamente per lei la pratica della kenosi? Numerosi testi dei suoi scritti legislativi o sulla formazione ci permettono di rilevarne alcuni aspetti. Innanzitutto, vorrei sottolineare come Maria della Passione sintetizzi la pratica della kenosi nelle parole attribuite a San Francesco: “Mio Dio e mio Tutto”, che ritornano sovente nei suoi scritti e che lei commenta nel direttorio della Maestra delle Novizie : “Mio Dio e mio Tutto! Ecco l’affetto unico ed eterno, poi nient’altro che amore e sacrificio per questo Dio che è tutto e che merita tutto”.

Da questo grido di adorazione, lei vede provenire il distacco dai luoghi, dalle persone, dalle cose, dal proprio io e la povertà più radicale: “Il vero povero si lascia prendere tutto, si lascia strappare tutto: ciò che è spirituale, temporale,interiore ed esteriore. Purché abbia Dio, per quanto riguarda il resto, se ne sta in pace e nell’abbandono; ogni volta che un affetto lo lega o lo turba allontanandolo da Dio, deve dirsi che sta al di fuori di Dio, al di fuori della povertà francescana. Desidero che le mie figlie siano povere fino a questo punto in tutto e ovunque”.

La vera povertà porta all’abbandono, “lascia che l’amore ci spogli e faccia di noi tutto ciò che vuole”; Maria della Passione ha ammirato l’abbandono nella serenità dei Frati Minori espulsi dall’Ara Coeli; le era apparso come uno degli elementi essenziali dello spirito francescano, fondato sull’adorazione di Dio “in tutto e sempre”
Questo aspetto della kenosi, da lei dolorosamente vissuto nelle lotte e le ansietà continue della sua vita di Fondatrice, è il tema costante delle sue risoluzioni poiché ella capisce “che l’amore agisce per il suo bene e le offre proprio ciò che è necessario per distruggere in lei gli ostacoli che si interpongono alla sua unione con Dio”. 

La kenosi di Cristo e di Francesco è ancora l’umiltà “spinta fino all’annientamento”. “Vedo l’umiltà così bella!!...La giustizia, la verità è l’umiltà e l’umiltà è l’amore, è noi stessi che lasciamo il posto a Dio”.


La kenosi è anche la minorità francescana aperta al servizio gratuito, dimentica di sé per donarsi all’altro, come si è donato Colui che “non è venuto per essere servito, ma per servire”. L’icona di questa kenosi del servizio è, per Francesco, il Signore che lava i piedi ai suoi discepoli; per Maria della Passione è soprattutto la vita laboriosa e nascosta di Nazareth, ma è sempre “vivere nel proprio nulla per lasciare tutto lo spazio a Dio.”

Svuotarsi per “lasciare tutto lo spazio a Dio”: gli scritti di Maria della Passione, comunque si considerino, ci riportano a questo punto focale che per lei, come per Francesco, riassumono l’essenza stessa della Kenosi, poiché “qui, in questo mistero di annientamento, è la via, la verità e la vita.”

Anne Marie Foujols, fmm

 
 
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