Home Missione MISSIONE (2011) LA MIA PRIMA MISSIONE IN KENIA: “LUI M HA GUIDATO E CONTNUERA’ A GUIDARM!”
LA MIA PRIMA MISSIONE IN KENIA: “LUI M HA GUIDATO E CONTNUERA’ A GUIDARM!” PDF Stampa E-mail
Scritto da Younika Christopher Sarfraz, fmm   

fmm con ragazze kenianeKENIA Il deserto di Turkana confina a nord con il Sudan e a ovest con l’Uganda. La parte orientale è formata dal lago Turkana e la parte del sud è occupata dal resto del Kenia, dalle colline di Cherangani e le alte montagne di West Pokot. Di fatto è uno spazio di circa venti mila chilometri quadrati di deserto e semideserto, dove non cresce niente, e si può dire con il salmista che è una: “terra arida, assetata, senz’acqua”. (Sal 63,1).

Sono bastate poche settimane a suor Younika per conoscere la storia di questo popolo e condividerne le speranze. I Turkana hanno la loro forma di vita, tradizioni, costumi e storia. E stata tramandata nella zona la tradizione che i Turkana erano uomini di statura straordinaria, circa due metri di altezza. Con una tale reputazione, sono avanzati verso il sud, infastidendo le altre tribù che si erano stabilite prima di loro. Nell’anno 1900, i Turkana si erano convertiti nei proprietari permanenti del deserto che oggi porta il loro nome. Takuma è un piccolo paese nel deserto di Turkana, ma la storia dice che è la terra natale del popolo turkano. È parte della diocesi di Lodwar.

C’è una casa parrocchiale, un ospedale della missione, un centro artigianale per la formazione delle giovani turkana, diretti dalle FMM, e molte scuole. Nella maggior parte dei casi i bambini sono patrocinati da diverse congregazioni religiose, perché la gente locale non può permettersi il costo dell’educazione a causa della povertà. Ci sono i Salesiani, i Gesuiti, i sacerdoti Diocesani, le suore dell’Assunzione di Nairobi, e noi FMM che lavoriamo sia in parrocchia sia nell’enorme campo dei rifugiati. Oltre allo sviluppo di questa popolazione, la grande sfida è arrivare fino alla gente del campo dei rifugiati, che copre un’area di 24 km, dove c’è una mescolanza di persone provenienti dal Sudan, Somalia, Congo, Uganda, Ruanda, Burundi ed Etiopia. Missione delle FMM in Kakuma, in collaborazione con la diocesi di Lodwar.

Le FMM sono arrivate a Kakuma nell’agosto del 2001 e qui continuano a vivere in solidarietà con il popolo, e si sforzano per costruire ponti tra la popolazione locale turkana e le persone dei campi per rifugiati, vivendo in minorità e semplicità come San Francesco. Siccome adesso sono arrivata anch’io, oltre ad essere coinvolta nei ministeri dell’educazione e della pastorale della diocesi, la comunità FMM aggiunge un nuovo aspetto alla sua missione: l’assistenza sanitaria. Sono infermiera professionale e ho iniziato a lavorare nell’ospedale della missione di Kakuma, situato a pochi metri dalla nostra casa. In questo periodo siamo cinque suore e la comunità è dedicata alle sette martiri FMM della Cina.

 Suor Ligie Lonappen, la nostra responsabile locale originaria dell’India, lavora come agente di pastorale e offre i suoi servizi agli studenti nelle scuole, nel campo dei rifugiati e alla popolazione cristiana nelle tre cappelle della campagna. Suor Elizabeth Pappu, anche lei indiana, ha lavorato nella zona per dieci anni ed è responsabile del Centro Akicha, un progetto per aiutare le giovani senza studi a essere autosufficienti, introducendo un piano per generare ingressi, così come la formazione della gestione e la produzione per il commercio. Queste ragazze si sono formate per la tessitura e la cucina.

Suor Elizabeth è anche molto attiva nella parrocchia del Buon Pastore, aiuta i sacerdoti a organizzare vari programmi e corsi per donne, dando loro una formazione per il loro futuro finalizzato a uno sviluppo umano integrale. Suor Helena Topno, dell’India e suor Lu Thi Nhung, del Vietnam, lavorano nell’amministrazione del Centro Artigianale “Santa Chiara di Assisi”, che offre un corso di due anni con un Certificato in informatica, cucina e panetteria, confezione di abiti, in collaborazione domestica, e di parrucchiera. Le ragazze turkana che vengono al Centro, dopo aver terminato la formazione elementare, s’inscrivono al corso e partecipano anche in incontri di Sacra Scrittura e valori cristiani, attraverso una formazione iniziale alla fede e alla preparazione ai sacramenti.

Io sono impegnata nel ministero della salute, nell’ospedale della missione, che è l’unico centro di salute per la popolazione locale e per la gente delle popolazioni intorno; nei fini settimana posso aiutare suor Ligie nella pastorale. La mia esperienza a Kakuma: Quando mi sono preparata alla mia professione perpetua, per me è stata anche una preparazione alla missione universale. Durante il ritiro di un mese, domandavo al Signore quale paese e quale gente aveva scelto per me. Quando sono arrivata qua, alcune settimane fa, ho sentito che lo Spirito mi parlava. Realmente ho sentito Cristo nei poveri, in chi soffre e in chi lotta. Questo popolo è molto povero e semplice, emarginato e rifiutato dal mondo moderno. Essi non si lamentano mai, sono felici e soddisfatti con ciò che hanno.

Anche se la nostra forma di vita è molto semplice, apprendiamo da loro come vivere l’etica del sufficiente, per avere il senso di appartenenza e vivere nella semplicità francescana attraverso le esperienze della vita quotidiana. Non mi chiedete riguardo al cibo, ringrazio il nostro Padre, che vive anche nel deserto e ci proporziona il nostro pane di ogni giorno. Abbiamo anche il grande appoggio delle altre comunità della provincia. Le nostre suore di Nairobi vigilano sempre per farci arrivare le cose che non possiamo ottenere qui. Potreste immaginare ciò che la nostra provinciale Evelyn ci ha portato nella sua valigia quando è venuta per la visita? Due polli! Questo luogo ha cambiato la mia visione e mi aiutato a scoprire la bellezza della natura: alberi, montagne, mari profondi.

Adesso sono capace di ammirare la bellezza di questo luogo secco, mi rendo conto che il deserto ha la sua bellezza, soprattutto nel cielo notturno con la luna piena e le stelle che sono molto belle, e la brezza della sera così fresca e dolce, che mai abbiamo nelle città. Un’altra sfida in questa missione è la mia nazionalità. Sono pachistana e quando mi presento, sembra che la gente al principio abbia paura di parlare con me, ma presto si costruisce la relazione e cambiano le loro impressioni, qualcuno fa anche dei buoni commenti come: “Buone notizie dal Pakistan, per la prima volta vediamo una missionaria del Pakistan”.

Realmente, per me è una risposta gioiosa, mi sembra di dare una buona testimonianza anche del mio paese. Così, anche se sono qui da soltanto tre settimane, mi sento come se stessi da molto tempo. Sono qui perché vedo il volto di Cristo attraverso la gente, nei pazienti dell’ospedale, nelle mie sorelle e nella natura intorno a me, e sono molto felice di servirli.

Younika Christopher Sarfraz, fmm

 
 
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