Home Missione MISSIONE (2011) CAMMINANDO CON I NOSTRI FRATELLI E SORELLE DETENUTI!
CAMMINANDO CON I NOSTRI FRATELLI E SORELLE DETENUTI! PDF Stampa E-mail
Scritto da Beatrice Costagliola, fmm   

Sr. BeatriceSTATI UNITI Quest’articolo, scritto da suor Beatrice Costagliola, è stato pubblicato nella Rivista Annuale dei Gesuiti al Servizio dei Rifugiati. Cinque anni fa sono entrata in un centro di detenzione a El Paso, Texas. Questa esperienza mi ha aperto un nuovo mondo. La prima volta che sono passata attraverso le recinzioni metalliche, rifinite con filo spinato, ho sentito timore e ho avuto bisogno di un tempo per scoprire là, il mio ruolo di Assistente del Cappellano. Ciò che mi ha aiutato a trovare il mio posto tra gli 850 detenuti e tra il personale è stato l’obiettivo di JRS

(Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati). Mostrare il volto compassionevole di Dio a chi aspetta di essere deportati. Durante gli anni ho visto il mio ruolo con più chiarezza in tutti i vari aspetti, ma c’è una cosa che rimane costante: mi rendo conto del grande privilegio di accompagnare i miei fratelli e sorelle di tanti paesi, e che condividono con me la loro storia. Mentre ascolto, cerco di concentrare tutta la mia attenzione e soprattutto m’identifico con ciascuno, cercando di dare una risposta secondo le loro necessità specifiche. Anche se non posso difenderli direttamente, posso fargli conoscere i programmi di promozione della nostra località.

 A chi non sa usare il nostro sistema telefonico, spiego come rispondere a un messaggio registrato. Ciò può essere scoraggiante per un contadino di una zona rurale del Guatemala. Faccio in modo che ci sia uno spazio tranquillo dove possiamo pregare insieme. Può essere un Salmo o una preghiera per chiedere a Dio che guarisca la loro vita. Ricordo particolarmente una giovane adolescente di El Salvador, vittima di uno stupro di gruppo. Mi aveva confessato che si sentiva come uno “staccio sporco” ed era stata tentata di gettarsi sotto un’auto o un camion per porre fine alla sua sofferenza. L’ho invitata a guardarsi dentro, nel suo profondo, e le ho detto: “Sei come un bel giglio che è stato calpestato nel fango, però Dio ti vede per ciò che sei e ti ama come una figlia preziosa”.

Dopo vari incontri mi ha detto: “Sento che è stato provvidenziale l’essere detenuta, perché adesso ritorno nel mio paese a testa alta e con più autostima”. Le persone che pensano al suicidio hanno bisogno di un aiuto speciale e cerco, attraverso un gesto o una preghiera, dare una scintilla di speranza o di luce. Recentemente si stanno accettando più persone che chiedono asilo, che fuggono dalla violenza nella frontiera di Juárez. Ci sono episodi di donne che hanno visto assassinare davanti ai loro occhi i propri familiari. Questo è stato un incentivo per cominciare un nuovo programma di auto-guarigione chiamato Capacitare. Alcuni giorni sono realmente difficili e salendo dal luogo mi piacerebbe lasciare dietro di me tutte quelle dure storie dei detenuti. Tuttavia li porto tutti alla preghiera, chiedendo a Dio di mantenere nelle sue mani compassionevoli ciascuno di loro.

Beatrice Costagliola, fmm

 

 
 
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