Home Missione MISSIONE (2011) MARCIA DELLA SPERANZA DI 30 GIOVANI
MARCIA DELLA SPERANZA DI 30 GIOVANI PDF Stampa E-mail
Scritto da Aline De Reys, fmm   

lbelgioBELGIO Circa 30 giovani pieni di entusiasmo -tra cui 8 dell’unità pastorale di Woluwe, accompagnati da Pierre e Aline fmm- sono presenti nella Casa degli Studenti “Ruach” per la Marcia della Speranza nel centro di Bruxelles. Per i loro stomaci vuoti è previsto un pasto con piccoli panini, ma prima ciascuno riceve una targhetta azzurra o rossa che indica il locale dove deve dirigersi. Da un lato c’è la “mensa ricca” piena di panini imbottiti, dall’altro la “mensa povera” con alcune tazze, acqua e un po’ di pane, insufficienti per 15 persone.

In questo modo i giovani hanno l’occasione di riflettere sul fatto che c’è l’opportunità, di essere ricco o la disgrazia di essere povero. Una sorprendente conversazione intorno alla mensa m’induce a prestare attenzione: “Ciò che non ho, andrò a ‘prenderlo’, quelli hanno sempre il sufficiente” e “noi vogliamo condividere ciò che non ci piace”. Queste riflessioni riflettono in ‘piccolo’ la mentalità della nostra società. Dopo di ciò andiamo a visitare la chiesa di Beguinage, dove ci aspetta la sorpresa di una esposizione della realtà di bambini che vivono nella povertà. Daniel Alliët ci accoglie cordialmente.

In un linguaggio semplice, con aneddoti commoventi ed esempi concreti e con brani ben scelti del vangelo, ci descrive la povertà a Bruxelles. Dice che: “C’è una differenza tra un povero, un anziano, uno senza casa, un migrante, uno che chiede asilo; però tutti sono esseri umani”. La ripartizione dei beni tra poveri e ricchi si evolve con eccessiva rapidità, con una differenza di 1 su 86. Un pane per 86 persone: qui c’è la breccia! E ci formula un augurio inedito di Buon Anno 2012: “Vi auguro buona salute e l’audacia di voler vivere con meno, non soltanto perché il preventivo lo richiede, ma…”.

Un pensiero profondo che ci fa riflettere e ci lascia silenziosi. “Se continuiamo con questa ‘marcia’ di consumo, lasceremo per il futuro delle tracce che trangugeranno più di 5 mila milioni di persone, perché non ci sarà posto sulla terra per loro. La povertà è locale e globale! “Chi è quel povero, senza tetto, in cerca di asilo? Sono esseri umani che hanno un volto, che perdono spesso il coraggio di continuare a vivere e non si considerano capaci di nulla. Non hanno indirizzo, né documenti e non hanno diritto all’assistenza né alle cure. Legalmente non esistono.

Noi non li vediamo perché vogliamo proteggere noi stessi. Forse abbiamo paura di assumere la responsabilità cui ci obbliga la loro presenza”. La nostra marcia ci porta poi al centro dei servizi di “Anker”, (Ancora) dove ci aspetta Anna, la responsabile. Questa signora ha un carisma eccezionale e fa il possibile per gli emarginati. “Avevo fame e mi hai dato da mangiare”. Questa piccola frase del Vangelo è la fonte dell’impegno della sua vita. I giovani sono letteralmente pendenti dalle sue labbra sentendola parlare di quelli che osano riunirsi con lei ogni giorno. Tutte queste impressioni lasciano il gruppo silenzioso. E tuttavia lo sono di più quando entriamo nel “Piccolo Castello” dove ci incontriamo con i cosiddetti “minori non accompagnati”.

Ascoltiamo la storia piena di speranza di un giovane afgano di 16 anni che realmente crede nel futuro. La sua storia è semplicemente una ‘attesa’, un mezzo per trovare e tracciare ‘il suo cammino’, come se vivesse un vero Avvento. Continuiamo il nostro cammino con Joost, un ex senza tetto, che ci racconta la sua storia, e di quando in quando la colora con alcuni dettagli di umore.

Aline De Reys, fmm

 

 
 
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