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Maria della Passione e l'Eucarestia PDF Stampa E-mail

dipinto“E’ grande il mistero della fede”, sentiamo proclamare dal sacerdote in ogni celebrazione eucaristica, dopo che il Cristo è divenuto realmente presente sull’altare. Effettivamente, non esiste un mistero più grande.
Maria della Passione ha avuto una grandissima devozione eucaristica. Era secondo l’uso del suo secolo; ma rileggendo i suoi scritti, pare che ci sia stato in lei qualcosa di diverso da un semplice uniformarsi a una corrente dell’epoca.
Il suo sguardo di donna di preghiera, persino di mistica, ha approfondito il mistero,

gli ha dato significato, l’ha fatto risalire alla sua origine. Nello stesso tempo il suo sguardo missionario ne ha sfruttato al massimo la ricchezza per farne beneficiare il suo Istituto e, attraverso di esso il mondo intero.
Fin dalla sua giovinezza, è durante una benedizione del SS.mo Sacramento che riceve, nel significato letterale del termine, “il colpo di grazia” che provoca in lei una morte per una vita nuova.
E’ nel coro, dove prega dalle Clarisse che, qualche tempo dopo, si precisa la sua particolare vocazione di “vittima” che trasmetterà alle fmm e che ella situerà sempre nella scia della sua vocazione eucaristica. Ne seguirà per lei un amore appassionato dell’Eucaristia attraverso tutte le sue forme di celebrazione: Messa, Comunione, adorazione, ecc.

La vocazione eucaristica di Maria della Passione ha profonde radici teologiche. Ella non si accontenta di guardare l’Ostia, ma risale interiormente fino alla sua sorgente: Dio Trinità, l’amore infinito dal quale viene ogni dono perfetto. Avvicina anche l’Eucaristia a un altro mistero, quello dell’Incarnazione, come compimento e complementarietà. E’ il Verbo annientato nell’u-mano, Dio annientato fino a noi. Maria della Passione si rende conto di tutta la distanza che il Verbo ha percorso per andare fino agli uomini e, da lì, comprende tutta la grandezza dell’an-nientamento in Dio. “Come non imitare il modello divino che si è annientato fino alla nostra carne!…”. Dio si annienta nell’Eu-caristia come si è annientato nel seno di Maria, nel presepio, sul Calvario, nella tomba. E’ – in un certo senso – l’”Io divino” che si annienta per diventare il mio “io”.
Maria della Passione usa molto il termine “annientarsi”, molto familiare al suo tempo. Può non piacere oggi, però è facile afferrare il pensiero che sottintende e tradurlo; evolve la maniera di esprimere una realtà, di risentirla, ma la realtà rimane: “Dio è… Eucaristia”.
E’ da notare che Maria della Passione, nella sua ricerca per risalire fino alla sorgente dell’Eucaristia, si riferisce piuttosto raramente, e in modo esplicito al Cristo risorto, poiché la teologia del mistero pasquale non era quella del XIX° secolo, orientata maggiormente verso il memoriale della morte del Signore. Eppure è proprio un “Vivente” che ella adora, questa “vita” di cui parla non può essere che il Cristo risorto: “Il mio caro santuario di Sant’Elena mi dà, prima di ogni altra cosa, il desiderio di seppellirmi in questo tabernacolo che racchiude la Via, la Verità, la Vita”.

Il mistero eucaristico si manifesta secondo diverse espressioni: la Messa, la Comunione al Corpo di Cristo, l’adorazione, il senso della presenza del Signore lungo le nostre giornate. Maria della Passione vive tutto questo molto intensamente. Parla spesso della potenza del sacrificio della Messa. Bisogna meditare continuamente: “Cosa siamo noi durante il divin sacrificio?”, si chiede. La Messa è anche una forza e non vuole che la sottovalutiamo, perché “senza la santa Messa, senza Gesù Eucaristia, sarei davvero miserabile…”. Certamente è come un’esigenza per lei, ma anche per tutte le fmm a motivo della loro vocazione speciale di “vittime” che le offre per amore – come il Figlio – alla volontà del Padre. “Essere vittima d’amore: il mio mezzo, l’Eucaristia; risultato: abbandono totale, carità senza ombre…”. Talvolta ella s’impone anche un sovrappiù di fatica per non perdere la Messa. Maria della Passione ha fame di Dio, quindi fame della Comunione.

L’Eucaristia è per lei essenzialmente un cibo. La sua preoccupazione è di dare a tutte le fmm questa fame, perché un tale cibo è vita; è il pane dei forti, il pane d’amore, il dono di Dio, il pegno dell’eredità eterna. La maggior parte delle allusioni di Maria della Passione alla gioia, al giubilo, si riferiscono all’Eucaristia. “Siamo delle ostie di giubilo, andiamo a cercare la gioia nel Corpo e nel Sangue di Gesù…”. Vede che il sacrificio eucaristico e la Comunione formano un tutto. Ella non vale, dice, “che la metà di se stessa” quando ha solamente la Comunione; per “avere l’intero”, sono necessarie Messa e Comunione. Considera la Comunione come principio, non solo d’unione a Dio, ma anche d’unione agli altri. Non dimentica però che la carità è la misura di quest’unione: “L’Eucaristia è il cielo sulla terra, tutti sono certamente di fronte a Dio, ma tutti godono dell’Eucaristia secondo il grado di carità della loro anima”.
Pratica la “Comunione spirituale” e la raccomanda sovente perché essa incita a "comunicare in tutto" a possedere quello spirito di comunione che ci libera da noi stesse e ci fa anzitutto vedere l'altro. L’adorazione, per Maria della Passione, è “Gesù Cristo che prega in noi, con noi…”, e noi preghiamo con Lui. L’adorazione è dono dello Spirito, è Lui che produce in noi questa preghiera particolare, è Lui che prodiga il dono di contemplazione; è lo spirito di grazia e di preghiera. Maria della Passione comprende il valore unico di questo dono e il rendimento di grazie scaturisce in lei per la meraviglia che è l’Eucaristia e che ci è dato di poter adorare. “Quale vocazione quella dell’Istituto!” All’adorazione, una fmm s’impadronisce in qualche modo del Verbo incarnato, della Sapienza eterna perché tutta la sua vita sia una comunione con il Verbo, comunione che inizia sulla terra e continuerà nell’eternità. “O anima mia, se tu comprendessi la tua missione di adoratrice!” Il suo cuore trabocca di gioia e d’amore.

La vocazione di adoratrice è per Maria della Passione inseparabile dalla vocazione di “vittima”, essendo l’Eucaristia, per eccellenza, il memoriale della morte del Signore. Desidera che l’ado-razione sia fatta “in unione con il Santo Sacrificio continuamente celebrato”. In questo modo, adorare diventa intercedere: “Bisogna che io sia continuamente in adorazione, vittima supplicante che vuole l’amore e la misericordia…”, e per “misericordia” intende soprattutto l’avvento del Regno di Dio che solo la “missione” può affrettare: “Sì, che venga il Regno di Dio al più presto…! Affrettiamo quest’ora di misericordia attraverso la fedeltà alla nostra vocazione di adoratrici, di missionarie, di vittime per la Chiesa e le anime…”. Maria della Passione coinvolge tutte le fmm in questa grande opera, qualunque cosa facciano, che siano sane o malate. Ma, per quelle che sono in pieno nell’azione missionaria, l’Eucaristia deve avere un posto ancora più centrale e l’adorazione deve veramente essere il culmine della loro vita, l’arma vittoriosa delle lotte, una delle loro forze principali.
“Il grande Missionario dell’Istituto, è Gesù esposto e adorato. Non si è abbastanza capito la potenza dell’Eucaristia e della preghiera unite all’azione per la conversione dei popoli”. L’adorazione del SS.mo Sacramento esposto è una forma privilegiata della devozione di Maria della Passione, tanto che diventa per lei una vera “missione” e prova lo stesso attaccamento per l’Eucaristia in qualsiasi momento della giornata. Aspira più di tutto ad “entrare tutta intera nell’Essere divino attraverso l’Eucaristia e non uscirne mai”. Dice di “essere appassionata dell’Eucaristia” e le sembra che la Vergine Maria “la copra e le infonda nell’anima il suo amore per l’Eucaristia”. L’Eucaristia è un tesoro. Maria della Passione ne è profondamente convinta. Non è forse la fonte di ogni bene, che ci aiuta a raggiungere la purezza del cuore, ci infonde l’amore, ci tuffa nella carità fino al dono totale di sé? Non mette forse in noi il fervore, la luce, la fedeltà, l’obbedienza, tutte le virtù? Non dispone forse alla pace, al silenzio? Non è forse benedizione, soccorso? Tuttavia, per approfittare pienamente dell’Eucaristia, ella aggiunge un’esigenza fondamentale: “Se dunque presenti la tua offerta all’altare…” (Mt 5, 23-24). Altrimenti “è rischiare di fare le Comunioni per abitudine e di cadere presto nella tiepidezza e il rilassamento”. Questo tesoro dell’Eucaristia deve ancora e soprattutto essere sfruttato a livello della missione.

Maria della Passione vede l'Eucaristia come trampolino della missione, salvezza nelle lotte, forza di conversione. “La Santa Eucaristia è la nostra arma, il nostro vessillo, la nostra grande potenza che ci aiuta a combattere per il Signore. La nostra fedeltà ci meriti di sapercene servire”. Serba nel cuore il desiderio mai appagato di stabilire ovunque nel mondo nuovi tabernacoli. Maria della Passione considera la missione eucaristica come il prolungamento della missione di Maria. Infatti: non è forse la Vergine, il primo tabernacolo di Gesù, colei nella quale si uniscono Dio e l’umanità, la perfetta adoratrice e il modello delle sue missionarie? Le fmm devono imparare da lei a “nutrirsi del Corpo e del Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo”, a vivere in pienezza la loro vocazione eucaristica, a continuare la sua missione sulla terra, a essere sante! “In cielo, l’ornamento più bello, è il Corpo del Re. E questo Corpo, voi potete vederlo sulla terra… Non soltanto lo vedete, ma anche lo toccate. Non soltanto lo toccate, ma anche lo mangiate!”. (Giovanni Crisostomo)

 
 
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